• Linda

Creiamo per i like o per amare? Accettare le critiche negative ma custodire un cuore selvaggio


Sevdaliza nel videoclip Shahmaran. Di sicuro un'artista dal cuore selvaggio.

Arriva un momento in cui la nostra opera non è più personale. Se prima fioriva sull'intimità di un foglio, si può avvicinare il giorno in cui decidiamo di condividerla con gli altri. Questo momento richiede un grande atto di coraggio.


Nel proprio lavoro si mettono tanti risvolti intimi, frammenti di noi stessi che modelliamo in bugie - perché alla fine narriamo di persone mai esistite - eppure, in queste finzioni ci sono le nostre verità, il sangue delle nostre battaglie, le ore più buie e le luci ardenti (che senso avrebbe un'arte distaccata da quello che viviamo come esseri umani?).


Nella condivisione delle nostre creature dobbiamo accettare di esporci a giudizi e critiche negative - a volte anche fondate! - dobbiamo abituarci a sentirci dire: "Non mi piace per niente come scrivi/dipingi/suoni/canti ecc."


Dopo il primo impatto con il cuore - che è molto doloroso - è necessario coltivare diverse riflessioni.


Non si può piacere a tutti.


Questo è valido in tutti i campi della vita e bisogna trovare il modo di accettarlo.


La critica a volte può contenere un fondo di verità.


Può spingere a evolvere, a guardare il proprio lavoro da punti di vista differenti ma non è un giudizio sulla nostra persona, su quella vita intima che abbiamo messo nella nostra arte. Se è una critica mossa da buone intenzioni, ricordiamoci che l'altro sta dando un giudizio su "ciò che gli è arrivato" o sul nostro stile e modo di esprimerci, ma non sull'essere umano che siamo. So che questo può essere difficile perché con le proprie creature artistiche si crea una forte identificazione, ma d'altra parte un giudizio può aprire importanti riflessioni: impedisce all'artista di isolarsi in una torre d'avorio.


Bisogna coltivare una distanza tra la critica ricevuta e il motivo che ci spinge a creare.


Custodite con amore il nucleo puro che vi brucia dentro e vi spinge alla creatività. Se non lo fate rischiate di creare in balia dei giudizi, diventando dipendenti dall'approvazione altrui. Si inizia quindi a creare per essere visti, per ricevere like e condivisioni, notorietà, bei commenti. Si nutrono giorno dopo giorno dubbi giganteschi circa il proprio valore e le proprie capacità. Le insicurezze soffocano l'originalità che possiamo portare al mondo. La creatività è selvaggia e richiede indipendenza estrema.


Come custodire questo nucleo che brucia dentro di noi?


Forse bisogna avere chiari in mente i motivi che ci spingono a creare e a condividere con il mondo le nostre opere.


Personalmente la creatività per me è qualcosa di molto intimo. Non voglio sminuire la componente di sano narcisismo che viene nutrita quando qualcuno loda le nostre opere. Chi non ama essere apprezzato? Anzi, non c'è proprio nulla di male in questo, basta non far diventare l'apprezzamento il centro della nostra arte.


Io creo perché mi è indispensabile per trasformare e metabolizzare ciò che vivo. È un modo di sentire e guardare il mondo, un atto di amore per me stessa. È un processo sotterraneo e intimo con cui cerco un significato alla mia esistenza. Alcuni prodotti di questo processo restano nell'oscurità, altri li condivido con il mondo. Perché? Perché possano portare dei messaggi, suscitare delle domande e riflessioni, magari in persone che sperimentano emozioni, esperienze e periodi di vita simili.


Sicuramente le nostre opere sono imperfette


Più passano gli anni più riusciamo a sottolineare i difetti delle nostre opere. Forse, però, la cosa importante è riconoscere questa imperfezione e accettare le nostre opere così come sono. Quando sono nate erano in linea con le persone che eravamo ed è giusto onorare ciò che siamo stati.


Forse non bisogna puntare al migliorarsi - che non significa non applicarsi con disciplina e tenacia a ciò che si fa. Forse quello che bisogna fare è non preoccuparsi minimamente e scorrere con la vita. Si crescerà, inesorabilmente muteremo e con noi emergerà anche un altro modo di guardare il mondo e di provare a dipingerlo.


Il fine di creare non è essere amati, forse è solo amare il mondo attraverso un atto di espressione autentica.


E voi perché create?


Perché condividete le vostre opere con il mondo?


"Voi domandate se i vostri versi siano buoni. Lo domandate a me. L'avete prima domandato ad altri. Li spedite a riviste. Li paragonate con altre poesie e v'inquietate se talune redazioni rifiutano i vostri tentativi. Ora [...] vi prego di abbandonare tutto questo. Voi guardate fuori, verso l'esterno e questo soprattutto voi non dovreste ora fare. Nessuno vi può consigliare e aiutare, nessuno. C'è una sola via. Penetrate in voi stesso. Ricercate la ragione che vi chiama a scrivere; esaminate s'essa estenda le sue radici nel più profondo luogo del vostro cuore, confessatevi se sareste costretto a morire, quando vi si negasse di scrivere. Questo anzitutto: domandatevi nell'ora più silenziosa della vostre notte: devo io scrivere? Scavate dentro voi stesso per una profonda risposta. E se questa dovesse suonare consenso [...] allora edificate la vostra vita secondo questa necessità. [...] raffigurate le vostre tristezze, e nostalgie, i pensieri passeggeri e la fede in qualche bellezza, raffigurate tutto questo con intima, tranquilla, umile e sincerità [...]" - Rainer Maria Rilke, Lettere a un giovane poeta, 1929


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